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I 10 anni di Cambium Networks: 5 domande per Max Moccia

Scritto da Cambium Networks

Settembre 17 2021

Enrico Bianchessi, Content Contributor per Cambium Networks, intervista Max Moccia, Regional Technical Manager, di Cambium Networks

Max, sei giunto in Cambium nel 2016 dopo un ricco percorso professionale che ha visto esperienze presso aziende IT e poi in uno dei principali distributori Cambium. Anche a te rivolgo la fatidica domanda: cosa ti ha convinto ad assumere questa nuova responsibilità in Cambium?

Buongiorno Enrico, questa è una domanda a cui è facile rispondere, specie per chi come me arriva da un percorso di studio e poi professionale legato all’ingegneria delle telecomunicazioni. Cambium è un costruttore di tecnologie wireless che spazia da poche centinaia di Megahertz sino alle onde Millimetriche, con l’innovazione nel proprio DNA. Poter lavorare con nuove tecnologie emergenti e interagire con coloro che creano innovazione è qualcosa che da sola vale già’ la fatica.

Il ruolo di Technical Manager ti pone come interfaccia tra le tecnologie sviluppate da Cambium e il mercato italiano, inteso sia come partner sia come utilizzatori finali. Come hai approcciato questa non sempre facile posizione?

È un ruolo, quello del Regional Techncal Manger all’interno di una divisione Sales, molto delicato. Occorre saper conciliare le esigenze dei clienti, quelle di business e le possibilità che le soluzioni e tecnologie disponibili sono in grado di offrire. Bisogna poi saper ben comprendere come aiutare il team di Product Line Management nella miglior comprensione del mercato e delle funzionalità e requisiti che i prodotti devono avere per rispondere dal punto di vista tecnico alle esigenze che cambiano nel tempo.

Nella tua esperienza di rapporti con i partner di Cambium, quali pregi e quali debolezze principali hai riscontrato nel mercato italiano?

Uno degli aspetti più interessanti del mercato italiano è la sua dinamicità’ e capacità di adattamento alle nuove esigenze e alle nuove tecnologie che si affacciano ad esso. Pensiamo che solo 10 anni fa si consideravano 7Mbps banda larga e che le tecnologie a disposizione per dare la connettività erano per lo più cablate, mentre invece oggi parliamo di Gigabit e sempre più il Fixed Wireless Access è protagonista della scena. Fa piacere vedere che nel mercato italiano l’FWA è una qualcosa di ben recepito da molto tempo e in anticipo rispetto a tante altre country.
Una debolezza forse è rappresentata da una minore visibilità e riconoscimento da parte del legislatore verso queste realtà virtuose che hanno permesso veramente di “connettere il non connesso” nel nostro paese. Penso alla lentezza nell’ampliare la possibilità di utilizzo di nuove frequenze o di migliorare l’utilizzo di quelle già esistenti con canoni e costi più agevoli che permettano di essere competitivi nel mercato.

Il mercato WISP è storicamente uno dei riferimenti chiave di Cambium. Quali sono a tuo avviso i cambiamenti più significativi degli ultimi anni, e quali prospettive vedi?

Il mercato dei WISP, come quello della connettività, ha vissuto nel tempo un aumento sempre più elevato di richiesta di capacità con una riduzione degli introiti, essendo di fatto un servizio essenziale prettamente di tipo flat. I WISP avrebbero festeggiato se avessero potuto guadagnare sui consumi come altri servizi essenziali dove le bollette cambiano ogni anno. Questo fa si che il WISP deve per forza evolvere in termini di servizi. Cambium può essere un valido partner oggi poiché nel corso degli anni ha proposto un’offerta tecnologia capace di diversificare e aprire a nuovi servizi e applicazioni. Penso ad esempio al Wi-FI Enterprise dove oggi Cambium è un Vendor presente e riconosciuto: solo qualche anno fa non era cosi.

Un’ultima domanda personale: come ti rilassi quando vuoi “staccare la connessione” dal lavoro?

Rilassarsi è un bel obbiettivo da raggiungere, spesso difficile da ottenere in un mondo sempre connesso. Però come tutti, anche io ho la mia zona di comfort, dove cerco di staccare dal resto, famiglia compresa, suonicchiando il mio sax tenore a volte in modo decente a volte in modo imbarazzante.